Energia sostenibile. L’idrogeno green parte da Taranto

Tutti lo vogliono e tutti ne parlano. C’è un posto, però, dove il tema dell’energia alternativa vestita di idrogeno sembra fatto apposta per essere ospitato: la Puglia. Dove, tra delibere istituzionali e atti di fede regionali, il sole, il mare e il vento sono ormai molto di più di uno slogan turistico. È come se tutti non vedessero l’ora di ricorrere alle disponibilità messe sul piatto dal Pnrr: per la precisione, nella sezione in cui si parla della riconversione di aree dismesse che potrebbe trasformare la regione più lunga d’Italia in una vera e propria “Green Hydrogen Valley”. Piccola premessa: parliamo di idrogeno verde, ottenuto tramite elettrolisi dell’acqua all’interno di speciali celle elettrochimiche alimentate da elettricità prodotta da fonti rinnovabili. L’idrogeno sostenibile al cento per cento e “vendicatore” dell’energia ricavata da combustibili fossili.
L’area delle acciaierie di Taranto
In relazione al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, due milioni di euro andrebbero alla riconversione green. “Dal momento che una valle dell’idrogeno andrebbe immaginata e puntellata da presenze di fotovoltaico, eolico, biomasse e soprattutto elettrolizzatori, va da sé che un quadro del genere dovrebbe garantire sia gli utilizzatori finali dell’idrogeno, sia le aziende che lo lavorano e se ne servono”, spiega Gianna Elisa Berlingerio, direttrice del Dipartimento sviluppo economico di una regione, la Puglia, leader in Italia per produzione da energia fotovoltaica ed eolica, nonché prima per esportazioni di energia elettrica in Italia. Insomma, i numeri ci sarebbero tutti per realizzare una vera e propria rivoluzione nel segno dell’H2 (il simbolo dell’idrogeno, appunto). E c’è poi la copertina di un progetto già di per sé ambizioso: trasformare l’ex Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Italia e tra le più importanti d’Europa, in una fabbrica dell’idrogeno, riqualificando tutta quanta la città che ospita la fabbrica da più di sessant’anni.
Quelle onde concentriche intorno alla città
“Ci auguriamo che Taranto diventi un luogo dove poter studiare e sperimentare le tecnologie legate all’idrogeno e ad una filiera industriale italiana che consenta al Paese di essere leader nel settore energetico grazie alla trasformazione di energia proveniente da fonti naturali in idrogeno”, dice Michele Emiliano, presidente della regione pugliese. Del resto, era stato il presidente regionale a gettare il sasso della novità energetica, poco più di un mese fa, intervenendo all’Expo di Dubai. Un sasso che non smette di lasciare onde concentriche intorno al nome di Taranto, designata come il Centro italiano per le tecnologie dell’idrogeno. “Abbiamo fatto un ragionamento di questo tipo: dal momento che i limiti all’idrogeno non sono dovuti alla disponibilità di energia per l’elettrolisi, ma nella quantità di strumentazioni per realizzarla (del resto, gli elettrolizzatori sono pochissimi a livello mondiale), creiamo una filiera dell’idrogeno attraverso una riconversione industriale”, ricorda Claudio Stefanazzi, capo di Gabinetto dell’ente regionale pugliese.
Obiettivo 500 milioni di metri cubi ogni anno
In buona sostanza, una volta a regime si parla di una produzione di idrogeno verde da 500 milioni di metri cubi ogni anno. Troppo poco per la decarbonizzazione dell’ex Ilva? “Equivalgono al trenta per cento dell’intera capacità dello stabilimento tarantino, ma utilizzarlo sarebbe già un grande risultato”, risponde De Masi. “Taranto è un laboratorio straordinario per un processo di riconversione energetica, spalmato nel tempo _ direi, almeno dieci anni _ e del quale dovrebbe usufruirne soprattutto l’acciaio: non mi allargherei verso altri settori come lo stesso Porto di Taranto. Anche perché, per il momento si progetta attraverso impianti pilota”, osserva l’ingegnere Vito Albino, presidente di Arti Puglia, l’agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione. Sarà pure vero, ma in questa Valle dell’idrogeno pugliese, c’è già chi ha deciso di andare di corsa. Basti pensare al recentissimo accordo tra Alboran e Toyota. La grande casa automobilistica giapponese costruirà nel Tarantino (ma anche nelle altre province) sette punti di rifornimento idrogeno per “Mirai”, la berlina a propulsione fuel cell alimentata a idrogeno, in grado di percorrere 700 chilometri con un pieno. La corsa all’idrogeno dell’antica capitale della Magna Grecia è già iniziata.
Fonte: Pianeta 2030