Ecco il Piano nazionale per la non autosufficienza 2022-2024

Sbarca sul tavolo di Regioni, Comuni e Province il Piano nazionale per la non autosufficienza 2022-2024 predisposto dal Ministero del Lavoro di concerto con Salute e Mef. Il Piano costituisce l’atto di programmazione nazionale delle risorse afferenti al Fondo per le non autosufficienze e individua, nel limite di tali risorse, lo sviluppo degli interventi ai fini della graduale attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire su tutto il territorio nazionale.
Il documento prevede che sulla base delle indicazioni programmatiche del Piano le regioni adottino un Piano regionale per la non autosufficienza, ovvero altro atto di programmazione regionale degli interventi e dei servizi necessari per l’attuazione del Piano nazionale. Il Piano regionale individua, in particolare, su base triennale gli specifici interventi e servizi sociali per la non autosufficienza finanziabili a valere sulle risorse del Fondo per le non autosufficienze.
Il Piano regionale dovrà contenere il quadro di contesto e le modalità di attuazione dell’integrazione sociosanitaria; le modalità di individuazione dei beneficiari; la descrizione degli interventi e dei servizi programmati, e, in particolare, le caratteristiche dei servizi socioassistenziali volti a promuovere la continuità e la qualità di vita a domicilio delle persone anziane non autosufficienti, comprese le nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane nelle aree indicate nonché le altre forme di intervento; la programmazione delle risorse finanziarie; le modalità di monitoraggio degli interventi; le risorse e gli ambiti territoriali coinvolti nell’implementazione delle “Linee di indirizzo per Progetti di vita indipendente”.
Le risorse complessivamente afferenti al Fondo per le non autosufficienze nel triennio 2022-2024 sono pari a 822 milioni di euro nel 2022, 865,3 milioni di euro nel 2023 e 913,6 milioni di euro nel 2024 per un totale di circa 2,6 mld nel triennio. L’erogazione è condizionata alla rendicontazione dell’effettivo utilizzo di almeno il 75%, su base regionale, delle risorse. Eventuali somme non rendicontate devono comunque essere esposte entro la successiva erogazione.
Nel suo impianto, il Piano per la non autosufficienza 2022-2024 si “fonda su un criterio di universalità e di prossimità alle persone ed alle comunità territoriali e si configura come un importante vettore del processo di transizione alimentato dalle spinte riformatrici in corso. Nel contempo è stato predisposto, per favorire con la necessaria progressività, il consolidamento dei LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) su tutto il territorio nazionale e il percorso di integrazione tra i sistemi sociale e sanitario. Tutto ciò, seguendo un approccio rivolto alla prevenzione per scongiurare l’adozione di onerosi interventi emergenziali, presagibili in un contesto determinato dall’invecchiamento e dalla presenza di condizioni di fragilità complesse”.
Cosa prevedono i LEPS:
_ l’assistenza domiciliare sociale quale servizio caratterizzato dalla prevalenza degli interventi di cura della persona e di sostegno psico-socio-educativo;
_ assistenza sociale integrata con i servizi sanitari, ad integrazione di interventi di natura sociosanitaria;
_ soluzioni abitative, anche in coerenza con la programmazione degli interventi del PNRR, mediante ricorso a nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane e tra generazioni; adattamenti dell’abitazione alle esigenze della persona con soluzioni domotiche e tecnologiche che favoriscono la continuità’ delle relazioni personali e sociali a domicilio, compresi i servizi di telesoccorso e teleassistenza-
Servizi sociali di sollievo, quali:
_ il pronto intervento per le emergenze temporanee, diurne e notturne, gestito da personale qualificato;
_ un servizio di sostituzione temporanea degli assistenti familiari in occasione di ferie, malattia e maternità;
_ l’attivazione e l’organizzazione mirata dell’aiuto alle famiglie valorizzando la collaborazione volontaria delle risorse informali di prossimità e quella degli enti del Terzo settore nonché’ sulla base delle esperienze di prevenzione, di solidarietà intergenerazionale e di volontariato locali.
Servizi sociali di supporto, quali:
_ la messa a disposizione di strumenti qualificati per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro degli assistenti familiari, in collaborazione con i Centri per l’impiego del territorio;
_ l’assistenza gestionale, legale e amministrativa alle famiglie per l’espletamento di adempimenti.
Fonte: QS