Cosa fare quando si rimane senza medico di base

Restare senza medico di medicina generale sarebbe stato impensabile fino a vent’anni fa. Oggi, invece, quando succede non fa neanche più notizia. Può capitare di ritrovarsi senza medico di famiglia quando si rientra in Italia, spostando di nuovo qui la residenza, dopo un periodo trascorso all’estero. Oppure quando non si pensa a scegliere un nuovo medico se il proprio va in pensione o nel caso in cui si cambi residenza, soprattutto tra i giovani adulti in salute che vivono in un contesto metropolitano con un’alta offerta di ambulatori privati”, racconta Alberto Magni, che è responsabile nazionale delle politiche giovanili per la Società italiana di medicina generale (Simg).
Medico di famiglia per non residenti
Poi c’è chi è come se non lo avesse: studenti universitari o lavoratori che si sono trasferiti in un’altra città mantenendo il medico nel comune di residenza, senza richiedere il domicilio sanitario nel luogo in cui vivono, che dà diritto all’assegnazione temporanea del medico. Potersi affidare a un medico di medicina generale personale per tutto l’arco della vita è “una questione culturale”, commenta Ovidio Brignoli, vicepresidente della Simg.
Che cosa implica non averne uno? “Che per un problema di salute se non si sa cosa fare si accede impropriamente al Pronto soccorso o si va ogni volta a pagamento dallo specialista, che può essere sbagliato non sapendo qual è quello competente per il disturbo. Il medico di famiglia è il primo filtro che orienta all’ipotesi di diagnosi e avvia solo se necessario a esami e visite di approfondimento”, sottolinea Brignoli.
Esami
“Nello studio del medico di base è possibile effettuare anche esami strumentali, come elettrocardiogramma, spirometria, ecografia di primo livello, test per glicemia e colesterolo, dermatoscopia per individuare i segni di melanoma e holter per misurare nelle 24 ore pressione o attività elettrica del cuore”, elenca Brignoli. Per tutti i sintomi che il cittadino ritiene urgenti ha il diritto di contattare il suo medico personale: “Dal mal di orecchie a febbre e tosse persistenti, pressione alta, tachicardia, cefalea, congiuntivite, gastroenterite, dolori muscolo-scheletrici acuti, attacchi d’ansia, ciclo doloroso”, ricorda Magni.
Prevenzione
Ma il medico di famiglia fa anche prevenzione. “Si consiglia a tutti gli adulti sani ogni 4-5 anni di prendere un appuntamento per un controllo generale. Un’occasione per correggere stili di vita errati e valutare vista, udito, peso, pressione, lesioni della pelle nascoste. Mentre ai pazienti cronici il medico fa una verifica periodica dell’efficacia delle terapie considerando le interazioni tra patologie e l’eventuale deprescrizione di farmaci”, conclude Brignoli.
Il modo giusto di comunicare con lui a distanza
Riuscire a comunicare regolarmente con il proprio medico di medicina generale a volte può risultare difficile. Alberto Magni, che lavora presso la cooperativa “Medici insieme Garda” a Desenzano del Garda, suggerisce di “concordare con il medico la modalità di contatto più funzionale, che può essere il telefono, la mail, i messaggi via cellulare. Tuttavia, è preferibile che il medico metta a disposizione piattaforme elettroniche dedicate, per visite, consulti, scambiare esami, che a differenza degli abituali canali di comunicazione non sono a rischio di violazione della privacy”.
“Esodi” e pensionamento
In sette anni il 10% circa dei medici di medicina generale che sono andati in pensione non è stato rimpiazzato. Il motivo? La carenza di personale, per cui i posti messi a bando non vengono completamente assegnati. Il numero di medici sul territorio è passato da 44.436 all’inizio del 2016 a 39.270 all’inizio del 2022 (dati Enpam). Dal 2021 al 2025, stima Agenas, ne perderemo altri 3.632. Per tamponare, nell’Accordo collettivo nazionale della medicina generale del 2022, è stata prevista la possibilità di innalzare il limite massimo di assistiti a testa da 1.500 a 1.800.
Quando il medico curante “lascia” possono succedere tre cose: che arrivi un nuovo medico, che nessuno prenderà più il suo posto (e trovarne uno vicino casa può diventare una caccia al tesoro), che il successore arrivi dopo qualche mese. “Il subentro non è sempre immediato perché il nuovo assunto ha tempo tre mesi per aprire l’ambulatorio. Magari fino al giorno prima ha lavorato in ospedale e ha bisogno di tempo per sbrigare le pratiche e allestire lo studio _ spiega Galdino Cassavia, direttore del dipartimento di Cure primarie dell’Ats di Milano. Una soluzione per garantire l’assistenza nelle aree periferiche nel periodo tra la cessazione dell’attività del medico e l’assegnazione del successivo sono gli ambulatori di medici temporanei”. Scelta e revoca Le modalità per scegliere e cambiare il medico di base sono più di una. Ci si può recare di persona allo sportello di “Scelta e revoca del medico” del proprio distretto sanitario muniti di codice fiscale. “Quando si rientra dall’estero allo sportello si può richiedere l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale e il rilascio della tessera sanitaria specifica Cassavia _. Lo sportello gestisce tutte le eccezioni, come la possibilità di avere un medico che ha già raggiunto il numero massimo di assistiti e il ricongiungimento familiare”. La scelta del medico può essere fatta online attraverso il Fascicolo sanitario elettronico oppure il portale o app della Regione. In Lombardia, ad esempio, il servizio è disponibile anche in farmacia.
Fonte: Corriere della Sera