Welfare insufficiente, i più svantaggiati sono i disabili

E’ drammatica la situazione in Italia sul piano dell’assistenza alle persone disabili. I numeri parlano chiaro, il problema aumenta perché non se ne parla affatto. I disabili sono 3,2 milioni,  secondo i dati Istat, di cui 700 mila hanno meno di 65 anni. Un milione e mezzo le persone con deficit motorio, 900 mila con difficoltà di comunicazione e 1,4 milioni le persone costrette su una sedia a rotelle o allettate. Le  più svantaggiate sono le donne, spesso alle prese anche con una scarsa personalizzazione della cura da parte dei servizi sanitari e dalla mancanza di un impiego.
Ma allora chi ci pensa a loro? In genere a doversi occupare dell’invalido è la famiglia che è, per nella maggioranza dei casi, l’unico vero welfare disponibile. Nella metà dei casi registrati, i disabili soffrono anche di scarse risorse economiche non avendo la possibilità di un reddito, oppure non dispongono di un reddito adeguato che possa coprire anche l’assistenza. Il gap tra disabili e normodotati si fa sempre quindi sempre più ampio: difficile che un disabile, a parità di reddito, possa avere un tenore di vita pari a un non disabile che non ha la necessità di spendere in cure assistenziali, una casa a misura di handicap o mezzi attrezzati per potersi spostare.
Le famiglie che hanno un disabile in casa sono l’11,4%, nel 40% dei casi il disabile vive da solo e nel 6% con altre persone disabili. Anche i servizi a domicilio sono scarsi, infatti meno del 20% delle famiglie con disabili può usufruire di tali servizi. Va da sé che il 70% delle famiglie con una persona disabile non ha alcun tipo di assistenza domiciliare, né pubblica né privata. Una struttura sanitaria su tre, poi, non è preparata ad accogliere i disabili. Qualche timido passo in vanti è stato fatto dall’ultimo Governo, ma è ancora troppo poco.
Un ultimo dato riguarda le spese regionali. Qui la differenza tra nord e sud è abissale, si va dai 16.912 euro per disabile investiti in Trentino Alto Adige ai 469 euro della Calabria. In compenso le pensioni di invalidità al sud sono il doppio che al nord. Ci si chiede se nei campi  del welfare e sanitario sia ancora opportuno lasciare alle Regioni l’iniziativa di investimento. Perché su tutto il territorio nazionale la spesa pro-capite dovrebbe essere la stessa, i costi delle forniture le stesse, il rapporto operatori-spesa sociale/assistito lo stesso.  In compenso i falsi invalidi sono una realtà inestirpabile.
Se invece di chiamarlo “welfare” la politica lo chiamasse “stato sociale” o “stato assistenziale”, forse i cittadini vedrebbero le cose più chiaramente, forse se ne discuterebbe di più e si agirebbe di più. Welfare, in inglese, significa letteralmente “benessere” e indica quel sistema di norme con il quale lo Stato cerca di appianare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, occupandosi in special modo delle fasce più deboli della popolazione. C’è bisogno di aggiungere altro?