Vaccino anti Covid, Israele conferma efficacia terza dose

Buone notizie sull’efficacia della terza dose arrivano da Israele, dove ieri, per la seconda volta in meno di una settimana, si sono riportati zero decessi. Israele, Paese primo tra tutti quelli occidentali ad aver iniziato la campagna vaccinale quasi un anno fa, è stato il laboratorio per eccellenza, il banco di prova che anticipa quelle che saranno le “tendenze” rispetto ai dati sull’efficacia vaccinale e sulla prevalenza del coronavirus.
Finita la peggior ondata senza restrizioni
Ebbene, questi dati dicono che la terza dose ha messo fine alla quarta ondata (grafico sopra) a partire da questa estate: il ritorno alla normalità è quasi completo e non è dovuto alle restrizioni (ne sono state reintrodotte pochissime), ma alla ripresa dell’effetto protettivo del vaccino Pfizer (l’unico somministrato in Israele). Il numero di casi attivi di coronavirus in Israele è sceso a 5.984, dopo essere stato superiore a 10.000 per oltre tre mesi e dopo aver superato i 90.000 all’inizio di settembre, secondo i dati diffusi domenica dal Ministero della Salute. I nuovi casi giornalieri sono qualche centinaio, in calo rispetto ai 5.000 e ai 6.000 giornalieri di quasi due mesi fa. La quarta ondata per numero di nuovi positivi è stata la più imponente di sempre, con un picco datato 14 settembre.
Protezione verso casi gravi
L’effetto protettivo di Pfizer si è indebolito riguardo ai contagi, ma si è mantenuto buono verso ricoveri e decessi, infatti la relativa curva della quarta ondata ha registrato un numero di morti inferiore alla terza e alla seconda ondata. La maggior parte di contagi, ricoveri e decessi _ va precisato _ ha riguardato i non vaccinati, che in Israele, in percentuale sull’intera popolazione, sono più che in Italia: 38% contro i nostri 27%, circa 650.000 persone.
La campagna per la terza dose
Agire con la terza dose, anche con parte della popolazione non vaccinata è bastato a scongiurare nuove chiusure (e nuove morti).
La campagna vaccinale di richiamo in Israele è iniziata ad agosto, dopo che era diventata evidente la diminuzione della protezione dal vaccino, circa sei mesi dopo aver ricevuto la seconda dose: il calo di immunità si è verificato in tutte le fasce di età. Tre settimane dopo l’inizio della campagna di richiamo, il numero di casi tra le persone vaccinate ha iniziato a diminuire. Al contrario, nonostante rappresentino solo una minoranza, i non vaccinati sono diventati la maggioranza dei casi gravi da Covid. In altre parole, il Covid è diventato una “pandemia di non vaccinati” in Israele, come in altri Paesi al mondo. Da allora quasi 4 milioni di israeliani, oltre il 42% della popolazione totale, hanno ricevuto già la terza dose del vaccino Pfizer. Circa 1,1 milioni di israeliani idonei per il richiamo devono ancora riceverlo. Inizialmente la terza dose era riservata ai maggiori di 60 anni, successivamente è stata estesa a tutti (sopra i 12 anni).
Efficacia più alta di quelle delle due dosi
L’efficacia che riacquista la protezione vaccinale dopo il richiamo è notevole, in alcuni casi non colma solo il calo che si registra nel tempo, ma raggiunge valori di efficacia più alti rispetto a prima.
Un nuovo studio proveniente dal National Institute for Health Research (agenzia governativa del Regno Unito) mostra come la terza dose abbia aumentato l’efficacia del vaccino AstraZeneca (rispetto a un’infezione sintomatica) dal 44% al 93% e dal 62,5 al 94% per Pfizer: per AstraZeneca è un livello mai raggiunto prima.
L’effetto potrebbe durare oltre i 10 mesi
La terza dose funziona e lo si vede dai dati provenienti dal mondo reale e da quelli ricavati dagli studi scientifici e potrebbe far evitare nuove chiusure invernali: molti Paesi hanno iniziato la campagna. A partire dal 1 dicembre, in Italia sarà offerta a tutte le persone dai 40 anni in su. Il richiamo viene fatto di norma dopo sei mesi dalla seconda dose , ma quanto durerà la sua protezione?
Ancora una volta la risposta potrebbe arrivare da Israele: la rete Channel 12 ha dato notizia di alcuni dati preliminari di uno studio sui livelli di anticorpi condotto dal Tel Hashomer Hospital che saranno resi pubblici tra 2-3 settimane: mostreranno che la terza dose offre una protezione “diversa”, apparentemente migliorata, rispetto alle prime due dosi e che potrebbe durare 9-10 mesi e forse anche di più. Non sono stati rilasciati dettagli sull’ambito o sulla metodologia dello studio di Tel Hashomer, ma che l’effetto di un vaccino si “stabilizzi” dopo una terza dose non è strano: come ipotizzato in un’intervista al Corriere dall’immunologo del Comitato tecnico scientifico (Cts), Sergio Abrignani, potrebbe addirittura innescare una memoria di lungo termine che consenta di non sottoporsi ad altri richiami prima di 5-10 anni, come già accade con altri vaccini.
Fonte: Corriere della Sera