Un padovano ha inventato l’autobus componibile

Si chiama Next Future Transportation e verrà presentato a Dubai il prossimo novembre. Si compone di moduli elettrici che si mettono in fila oppure viaggiano slegati senza bisogno di nessuno alla guida.
Ma com’è fatto? Immaginate che le vostre automobili possano unirsi l’una all’altra, a mo’ di Lego, e trasformarsi in una sorta di autobus componibile. E’ questa l’idea alla base di Next Future Transportation, sistema di trasporto pubblico partorito nel 2012 dalla mente del 32enne padovano Tommaso Gecchelin. Progetto innovativo frutto delle competenze acquisite dal ragazzo nel corso delle sue due lauree, una in Fisica e un’altra in Disegno Industriale, e che ha preso davvero forma solo nel 2015, quando Gecchelin _ grazie a un investimento del co-fondatore di NFT, Emmanuele Spera _ ha potuto brevettare negli Stati Uniti la sua invenzione e aprire l’azienda, per cui oggi lavora una decina di persone.
I veicoli, realizzati in un particolare tipo di alluminio molto leggero e resistente, misurano due metri e mezzo di lunghezza, hanno ognuno una capienza di dieci passeggeri, sono alimentati con energia elettrica e, soprattutto, possono congiungersi tra di loro (compattandosi quando sono in movimento) per mezzo di un braccio meccanico e di un sistema di allineamento ottico. I possibili scenari di impiego sono due. “Nel primo svolgono la funzione di un autobus, con un certo numero di moduli collegati tra loro in base all’esigenza e il conducente nel veicolo in testa”, spiega al Corriere della Sera il 32enne. “Una volta che l”autobus’ giunge al capolinea, si sganciano i veicoli che non servono e li si mettono a ricaricare”.
I vantaggi sono molteplici: innanzitutto i passeggeri (e le eventuali merci) possono redistribuirsi tra i vari moduli, con la conseguente massimizzazione del tasso di occupazione del mezzo e la minimizzazione del traffico; in secondo luogo si abbassano notevolmente i consumi, i costi per passeggero e i tempi di viaggio. “Inoltre quando ci sono curve molto strette i veicoli hanno la possibilità di staccarsi leggermente tra di loro, mantenendo comunque una sorta di filo invisibile grazie al sistema di allineamento ottico, cosicché un’auto non possa intrufolarsi tra un modulo e l’altro”, prosegue Gecchelin. “Per quanto riguarda invece la seconda possibilità di impiego, è necessario ipotizzare un contesto in cui è consentita la guida autonoma”, afferma il giovane. “In questo caso, grazie a un upgrade del software i singoli moduli si comportano come taxi senza conducente, in grado di dirigersi dove c’è più richiesta (è prevista anche un’app dedicata, ndr) e di combinarsi all’occorrenza con altri veicoli”.
Anche dal punto di vista della clientela esistono due diverse possibilità. “Da una parte ci sono i pendolari, cittadini che compiono viaggi urbani e interurbani, in aree trafficate, la cui esigenza principale è arrivare a destinazione”, continua il ragazzo. “Dall’altra, più verosimilmente, le agenzie per il trasporto pubblico”. I clienti ideali di Next Future Transportation, afferma Gecchelin, “sono le grandi città tecnologiche, con strade ben curate a lunga percorrenza, come Singapore, Pechino, Abu Dhabi e Dubai. L’Italia, purtroppo, mi sento di escluderla in partenza”.
Proprio a Dubai Next Future Transportation ha vinto un concorso di accelerazione di startup e ottenuto un contratto per un progetto pilota. “A novembre faremo una dimostrazione pubblica nella città araba”, ci racconta il 32enne padovano. L’azienda, che ha già costruito due prototipi funzionanti in scala 1:10 e altri due prototipi espositivi di dimensioni reali, spera di commercializzare le prime flotte nel giro di due o tre anni. “Cerchiamo di vendere sei unità al prezzo a cui è venduto un autobus elettrico, ossia circa mezzo milione di euro”, continua Gecchelin. “Il costo poi varia in base ai comfort. I veicoli possono unirsi anche a moduli di servizio, come bar, shop e toilette”.