Russia, la violenza domestica non sarà più un reato

No, purtroppo non è uno scherzo. In Russia picchiare la moglie, la convivente o i figli non sarà più reato. Il testo della legge, che verrà approvato a breve, converte il reato penale in illecito amministrativo, punibile con un’ammenda fino a 30 mila rubli (470 euro) e una pena carceraria che va dai 10 a i 15 giorni. Solamente se la violenza sarà reiterata e aggravata da odio razziale, si potranno rischiare due anni di carcere. Inoltre spetterà alla vittima denunciare e raccogliere le prove dell’accaduto.
In Russia le vittime di violenza domestica sono in maggior parte donne. Secondo le statistiche del 2015, una donna su cinque ha subito violenze, dato pressoché stabile, ma solo nel 12% dei casi le vittime si rivolgono alla polizia. Secondo dati del ministero dell’Interno russo, il 40% dei crimini violenti avvengono tra le mura domestiche, e ogni anno sono circa 36.000 le donne che subiscono violenze dai propri compagni o mariti. Il 60-70% delle vittime, poi, non chiede alcun tipo di aiuto, e nel 97% dei casi la violenza domestica non arriva nemmeno in un’aula di un tribunale per la mancanza di strumenti legali in grado di tutelare le donne.
Sempre secondo le statistiche, è poco incoraggiante l’atteggiamento del 60% dei russi, una maggioranza che ritiene più auspicabile una depenalizzazione dei reati di maltrattamento domestico, a patto che questi non arrechino gravi danni alla vittima. Da rimanere allibiti.
L’organizzazione Human Rights Watch, nel frattempo, ha lanciato una petizione in rete che ha raccolto oltre 200 mila firme.  In Russia si stanno già organizzando diverse manifestazioni di protesta, nonostante le “difficoltà burocratiche” e l’inversione culturale che si sta delineando  grazie a una legge assurda e criminale.