RSA, chi è tenuto a pagare la retta del soggiorno

Nella bolgia degli obblighi di assistenza alla persona disabile o anziana non autosufficiente, vediamo di fare chiarezza sulle rette in RSA da pagare: chi le deve sostenere?
Innanzitutto la retta per il soggiorno in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) deve essere scorporata in spese sanitarie (prestazioni, medicinali) assolte dal Servizio Sanitario Nazionale tramite le Asl di appartenenza (che corrispondono alla cosiddetta quota sanitaria, generalmente il 50% dell’intero) e spese assistenziali e di servizi quotidiani (vitto, alloggio, pulizia dei locali…), chiamate quota sociale o alberghiera (l’altro 50%) a carico dell’dell’utenza (il beneficiario della prestazione) con la compartecipazione del Comune.
La determinazione di quanto deve versare il Comune e quanto la persona ricoverata per assolvere alla quota sociale dipende dall’indicatore Isee dell’assistito. In particolare si fa riferimento all’Isee socio-sanitario (Isee appositamente individuato dal decreto Isee, per i richiedenti questo tipo di prestazione). Si veda a tal proposito il sito dell’Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori che spiega bene questa distinzione.
Il punto è che non sempre il reddito del malato/anziano è sufficiente per sostenere le spese di ricovero e spesso le strutture chiedono ai parenti (nella maggior parte dei casi i figli) una firma di promessa di pagamento in vece dell’assistito.
Ma è proprio vero che i parenti sono obbligati a pagare la retta del famigliare? O non spetta invece a qualcun altro assolvere quest’onere?
Quanto vale in questo caso il famoso obbligo di assistenza al genitore?
Ecco un esempio
Per fare chiarezza prendiamo l’esempio di un ultra 65enne, disabile e indigente (ISEE praticamente nullo, solo la pensione minima) che necessita di un ricovero di sollievo per circa un mese.
L’istituto convenzionato con il SSN (Servizio Sanitario Nazionale) richiede il pagamento di una retta anticipata di circa 60 euro al giorno, che il soggetto, ovviamente, non può permettersi.
Come fare per ottenere il ricovero senza che il costo della retta ricada sui famigliari?
I figli non sono tenuti al pagamento della retta
Con specifico riferimento alle Rsa è bene precisare che le spese delle prestazioni propriamente sanitarie da queste fornite sono rimborsate alla struttura dal Servizio Sanitario Nazionale.
Le spese che esulano dalle prestazioni mediche e infermieristiche (vitto, pulizia dei locali, servizio di lavanderia), c.d. retta alberghiera, sono coperte dagli assistiti con il loro reddito o, in quote variabili, dal Comune, se l’assistito è in condizioni economiche svantaggiate.
I Comuni stabiliscono gli importi a proprio carico e quelli dovuti dall’assistito utilizzando l’indicatore Isee.
In molti casi, tuttavia, i familiari vengono chiamati a sottoscrivere una sorta di promessa di pagamento, al momento del ricovero del congiunto obbligandosi in tal modo a soddisfare la retta.
Detto ciò va sottolineato che nel caso in cui siano ricoverati in Rsa ultrasessantacinquenni non autosufficienti o persone con disabilità gravi, i figli e i nipoti non sono tenuti al pagamento delle rette, perché si deve fare riferimento solo ed esclusivamente alla situazione economica del ricoverato. Lo si deduce dalla legge 328/2000 che rimanda alle disposizioni previste da due decreti legislativi (n. 109/1998 e n. 130/2000). In questi casi, quindi, spetta solo all’assistito, se è in grado, pagare la retta, e i Comuni non possono rivalersi sui cosiddetti “obbligati per legge”, ovvero i parenti fino al quarto grado (tenuti, invece, a provvedere agli alimenti per il congiunto indigente).
Ma, quando l’anziano (o il disabile grave) non ha mezzi, la retta è a carico del Comune di appartenenza. E in base a una sentenza della Corte di Cassazione (n. 26863/08) i parenti possono inviare una formale disdetta e smettere di pagare la retta.
Inoltre se l’anziano è invalido al 100%, nulla è dovuto, né da lui, né dai familiari. Lo si deduce da una sentenza del Tribunale di Verona del 2013 sul caso di una signora ultrasessantacinquenne invalida al 100%: secondo i giudici, gli impegni di pagamento fatti sottoscrivere al parente del ricoverato per la retta alberghiera devono ritenersi, in casi come questo, nulli fin dall’inizio, e può essere richiesta al Comune la restituzione di ciò che è stato pagato. Neppure l’anziano ricoverato deve pagare. Può chiedere, per contro, la restituzione di quanto versato.

38 commenti

  1. Scusate,ma se l’anziano e’ invalido 100% con accompagnamento e quindi arriva al massimo 1000€ mensili..perche’ gli viene pignorata la casa di proprieta’?
    Chi deve certificare che nulla e’ dovuto ne’ da lui ne’ dai familiari?
    Perche’ non e’ chiaro nulla sui pagamenti alle case di riposo?

    Saluti e grazie
    Delfina

    • Gentile Signora, in base alla dichiarazione Isee, se il ricoverato è proprietario di un immobile, la retta va pagata. L’abitazione di proprietà in questo caso costituisce reddito.
      Cordiali saluti

      • Mi scusi signore,
        ma ho letto sopra che se l’anziano ricoverato e’ invalido al 100%:”Neppure l’anziano ricoverato deve pagare” Sentenza tribunale di Verona….
        Chiedo ancora scusa, ma qualcosa non mi torna.
        Grazie, saluti
        Delfina

        • Gentile Signora Delfina, la mia interpretazione è che il ricoverato invalido al 100% non deve nulla, a meno che non sia proprietario di beni immobili. Tuttavia la cosa migliore sarebbe prendere informazioni presso la Asl di appartenenza con chi si occupa di dichiarazioni Isee.
          Cordiali saluti

          • Gentile signore, la ringrazio, ma so che e’ tutto molto complicato. Pare che in Italia ci sia la volonta’ di complicare, infatti molte famiglie fanno in modo che a una certa eta’ si diventi improvvisamente nullatenenti. Cosa che personalmente considero non degna di un paese civile. Ma finche’ nulla sara’ regolato in modo serio e soprattutto onesto nei confronti di ogni cittadino..si dovra’ continuare con sentenze di tribunali e continueranno a esserci figli che pagheranno il “NON DOVUTO” anche per paura, paura che i loro cari non ricevano piu’ la giusta assistenza.
            Grazie e saluti
            Delfina

          • Gentile Signora Delfina, sono d’accordo con lei. Purtroppo la Sanità a pagamento è iniziata proprio con lo smantellamento dei reparti di lunga degenza degli ospedali. Pensi a quanto accade nella più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti, dove le persone che non hanno reddito o un’assicurazione sanitaria, hanno un’assistenza medica relativamente al primo soccorso e non prolungata. Ancora peggio che qui.
            Cordiali saluti

    • Elisa Maria Samengo

      Ho un fratello disabile x problemi cognitivi e cieco al100/100.Percepisce pensione di disabilita,accompagnamento,ereversibita dei miei genitori e pensione cecità.Ricoverato in un istituto,nn attrezzato x ciechi,mi chiedono tutto ciò che percepisce tranne il10/100 che nn sono sufficienti x pagare farmaci,o lavaggio biancheria.E’giusto tutto questo?

      • Gentile Elisa Maria, per quel che mi riguarda non sarebbe giusto. Ma il 10% è quello che viene lasciato al paziente se il reddito non va a coprire tutto il costo della retta. L’integrazione alla stessa è poi a carico del SSN e del Comune di residenza.
        Cordiali saluti

  2. mia suocera 87enne invalida al 100% ricoverata in RSA da 3 anni da ottobre gli è stato riconosciuto l’accompagnamento. Fino ad agosto mio marito ha contribuito con 1350€.mensili al pagamento della quota. Da settembre abbiamo chiesto un contributo al comune che ci è stato accordato. Adesso nonostane abbiamo preesentato il nuovo ISEE socio assistenziale (maggiorato quindi della quota del reddito del figlio) il comune ci chiede di detrarre l’importo dell’assegno di accompagnamento mensile, gli arretrati e un contributo familiare che da ISEE non spetterebbe. Come ci dobbiamo comportare? Ho letto divese sentenze e sembrerebbe che non gli è dovuto…è vero?

    • Gentile Signora Michela, dalla sua lettera non si capisce se la suocera vive con Lei e suo marito nella stessa casa, quindi che tutti facciate parte dello stesso nucleo famigliare. In caso contrario, a mio avviso, voi non dovete nulla se non la quota di 1.350 euro alla casa di riposo. Il consiglio che Le do è quello di sottoporre la questione agli uffici Asl di competenza.
      Cordiali saluti

  3. Gentile signor Andrea,
    lei fa riferimento agli Stati Uniti, la’ vige il sistema liberista, non si e’ obbligati a versare l’assicurazione sanitaria, lo stipendio viene pagato lordo, tocca al cittadino decidere se versare l’assicurazione sanitaria, la previdenza o spendere il denaro diversamente.
    Ma i piccoli e i vecchi oltre i 65anni sono coperti dall’assistenza sanitaria e sono coperti i disoccupati e coloro che guadagnano non oltre i mille $ mensili, gli altri devono aver pagato l’assicurazione.
    Noi siamo obbligati, infatti li tolgono direttamente in busta paga ai dipendenti e i lavoratori autonomi devono fare i versamenti obbligatori.
    Quindi noi versiamo tutta la vita obbligatoriamente.
    Poi quando da vecchi finiamo al Pronto soccorso possono anche lasciarci ore e giorni in barella dietro una tenda. Poi magari non c’e’ libero un letto e si vene rispediti a casa o all’ospizio.
    In Italia si parla tanto del fatto che i vecchi hanno bisogno e diritto di vivere nella propria casa, lo sento dire da tutti i medici, ma poi alla resa dei conti cosa si fa per permettere alle famiglie di poter occuparsi 24h dei propri genitori? Io direi quasi nulla e lo dico a ragion veduta. Mia madre da 4 anni e 6 mesi dopo ictus la mettiamo dal letto alla sedia a rotelle(col sollevatore), ora da 8 mesi e’ anche disfagica.
    Mio padre riesce con due stampelle a muoversi con fatica dalla stanza alla cucina, deve essere cambiato(pannolone) lavato,medicine varie.
    Li teniamo nella loro casa, perche’ fortemente lo vogliamo, io la figlia piu’ vecchia (67 anni) ero appena andata in pensione e con l’aiuto di mia sorella che ancora lavora e di mio fratello, facciamo i salti mortali.
    Rinunciamo a gran parte della nostra vita privata.
    I miei cugini, in Francia, hanno ricevuto aiuti ben diversi dall’assistenza (esempio: mio zio dopo l’ictus aveva il cambio pannolone mattino, pomeriggio e sera tutti i giorni dell’anno festivi compresi). Mia zia assistita a casa tre anni a letto cambiata, lavata tutti i giorni. L’assistenza si assume la responsabilita’.
    I miei cugini pensano che potrebbero fare anche di piu’, bene, ho detto loro:”Provate in Italia…”
    Qui si parla tanto di assistenza domiciliare, si’ diciamolo pure se ne parla tanto, ma poi…provare per credere.
    Sono realista e non penso che le cose miglioreranno, ma mi auguro non peggiorino oltre.
    Capisco la signora Michela, ma voglio aggiungere che anche se si vive nella stessa abitazione i nuclei familiari sono diversi, la suocera dovrebbe avere un suo personale stato di famiglia….poi e’ tutto complicato.
    Ringrazio e saluto
    Delfina

    • Gentile Signora Delfina, volevo soltanto ribadire che la Sanità italiana non è proprio agli ultimi posti al mondo. Per quanto riguarda i ricoveri nelle case di riposo e l’assistenza domiciliare posso anche condividere le sue considerazioni finali, tenendo presente che alcune diversità di trattamento possono anche verificarsi a seconda dell’istituto di ricovero e al costo della retta. Nella mia famiglia recentemente abbiamo avuto a che fare con le problematiche del caso, quindi parlo anche per esperienza personale. Le regole, invece, non le decidiamo né io né Lei. Purtroppo.
      Cordialmente

      • Gentile sig nor Andrea,
        so benissimo che le regole non le decidiamo noi. Ma le regole dovrebbero essere chiare e non a interpretazione dei vari assistenti sociali o ospizi o tribunali.
        La chiarezza eliminerebbe tutte le complicazioni. Questo fa anche scattare il fatto che molti a 70anni si liberano di ogni avere e questo e’ ingiusto perche’ chi possiede molto si trova a pagare come chi ha fatto enormi sacrifici per comprarsi un piccolo alloggio.
        Penso che ognuno di noi ne conosca, soprattutto nei paesini dove ci si conosce tutti.
        Purtroppo non tanti ne parlano e si lascia correre.
        Compreso lo stato di famiglia a discrezione del comune..
        Vorrei soltanto regole chiare. E tutto sarebbe risolto.
        La ringrazio per avermi risposto
        Saluti
        Delfina

  4. Gentile SIG. ANDREA le volevo sottoporre il mio caso , la ringrazio anticipo della risposta. Ho una mamma di 84 anni invalida al 100% con accompagnamento e pensione minima e una reversibilità di mio padre deceduto anchesso all epoca con pensione minime il totale di pensione assommando il tutto e’ pari a circa 1300.00 euro mensili . Nel ultimo mese ( essendo allettata da circa 2 anni con demenza senile e Alzheimer ) per effetto di decubiti e difficolta di alimentarsi non riuscendo a deglutire ho dovuto per forza ricoverarla dove dopo avere messo un sondino nasale per l alimentazione sono riuscito dopo 25 giorni a metterla in un RSA assistita, ora dopo circa una settimana di rsa vogliono dimetterla , personalmente sono molto in difficolta’ a gestire in ambito famigliare visto le controindicazioni che presenta un alimentazione di questo tipo , inoltre io ho 60 anni e sono disoccupato abito in questo momento con la mamma per assisterla siamo in affitto a 500.00 euro mensili . Anche se a domicilio vi e’ un assistenza per le patologie, ma il problema che ha bisogno di un assistenza di H20 circa. Volevo sapere se era possibile e per legge potevo mettere la mamma in un RSA e le chiedevo se e come potevo ovviare alla retta e come devo muovermi in merito visto le condizioni attuali e se potevo almeno prolungare la permanenza nell attuale rsa. Ringrazio buona giornata resto in attesa di una sua risposta.

    • Gentile Signor Maurizio, quello che le posso consigliare è di rivolgersi agli uffici dei Servizi Sociali del suo comune di appartenenza. In tale sede le verranno fornite tutte le indicazioni e l’assistenza in merito alla Sua situazione.
      Cordiali saluti

  5. sono interessato all’argomento , proprio in questi giorni il comune mi ha chiesto l’isee. Chiedo ho una sorella di 52 anni da sempre ricoverata in un istituto ” Casa Nazareth ” celebro lesa ..dalla nascita invalida al 100%
    mia sorella oltre all’accompagnatoria e pensione civile ha una reversibilità per disabilità del padre defunto non ha altro. Ora il comune chiede a noi fratelli l’isee per eventuale quota di compartecipazione io sono pensionato e mia moglie è invalida al 75% con quattro euro da parte per le sorprese, più un piccolo appartamento di proprietà dove viviamo. Sono obbligato a partecipare alla retta? grazie fin d’ora.

    • Gentile Signor Loris, non ho molti elementi per valutare la sua situazione. Mi pare di capire che il Comune invece, avendoLe richiesto la dichiarazione Isee, ha le idee chiare in proposito. La cosa migliore da fare è rivolgersi ai Servizi Sociali del suo Comune di appartenenza. Sono sicuro che Le sapranno dare tutte le risposte e l’aiuto di cui ha bisogno.

    • Gentile Signor Loris, non ho molti elementi per dare una valutazione rispetto alla sua situazione. Il suo Comune, avendoLe richiesto la dichiarazione Isee, sembra avere invece le idee chiare. Le consiglio di rivolgersi ai Servizi Sociali del suo Comune di appartenenza. Sono sicuro che Le sapranno dare tutte le indicazioni e l’aiuto di cui ha bisogno.

  6. Volevo sottoporle un quesito: dopo quattro anni di degenza in una RSA la stessa ha richiesto, morto il genitore ricoverato con isee sotto i 13.000 euro ), il saldo della quota alberghera per euro 61.230 non pagata nel tempo ( dal 2010 al 2014 ) pur avendo all’inizio firmato per il ricovero un impegno a pagare per la quota spettante. La RSA ora coinvolge il comune di appartenenza in solido per il pagamento. Il comune solleva l’eccezione che non ha mai avuto formale informazione del ricovero e mai ricevuto fatture o solleciti di pagamento dalla RSA, mentre tutti eravamo convinti che la RSA avesse informato il comune .
    Chi deve pagare

    • Gentile Signor Luigi, all’atto dell’accettazione di ricovero nella Rsa si firma un contratto vero e proprio nel quale viene specificata la somma fissa che il ricoverato, o i suoi familiari, dovranno mensilmente versare alla casa di riposo, così come il dettaglio della ripartizione spese, a seconda dei casi e dalla dichiarazioni Isee, tra familiari, SSN e Comune di appartenenza. Quindi non capisco la sua domanda.
      Cordiali saluti

  7. Salve avrei bisogno di sapere..Sono preoccupata
    Mia mamma ha la demenza senile isogravita 5 ricinosciuta 97 Anni sto aspettando la chiamata dato che e in lista x RSA ha un isee praticamente nullo non ha casa di proprieta e neppure una somma x affrontare le spese x retta
    Io figlia unica e non ho reddito ho marito e un affitto
    Come faro’ ad affrontare la retta …quella sanitaria verra’ passata ma il .resto?

    • Gentile Signora Laura, come spiegato nell’articolo c’è una quota in carico al SSN e una a carico del paziente (per quanto riguarda le spese non mediche, quindi vitto, alloggio ecc.). Nel caso la dichiarazione Isee certifichi l’assenza di redditi e beni da parte del paziente, detta quota dovrebbe essere a carico del Comune di residenza. La tendenza da parte delle RSA è quella di richiedere ai famigliari la quota alberghiera. Tuttavia questa richiesta è opinabile, soprattutto se i famigliari non dispongono di denaro a sufficienza per il mantenimento del proprio congiunto in una RSA. Come dico a tutti i lettori, il mio consiglio è quello di rivolgersi all’assistente sociale del proprio Comune che è in grado di fornirLe tutte le indicazioni del caso.
      Cordiali saluti

  8. Cristina Legnani

    Buonasera,
    mia madre che da 8 anni è ricoverata presso una RSA paga una retta mensile di euro 2200.
    Lei è cieca assoluta ed ha 85 anni. È proprietaria di un immobile e annualmente le viene rilasciata una dichiarazione da parte della RSA, valida ai fini fiscali, dove si certifica che dell’ammontare annuo versato da mia madre di euro 26000 il 58% è dovuto per la spesa sanitaria.
    Se ho capito bene questa parte di retta non dovrebbe essere a carico del Sistema Sanitario Nazionale è solo la parte restante a carico di mia madre per le spese alberghiere?

    • Buongiorno Signora Cristina, la quota sanitaria è totalmente gratuita solamente in presenza di una certificazione Isee nulla. Non è il caso di sua madre.
      Cordiali saluti

      • Cristina Legnani

        buongiorno,
        mi scusi ma non viene detto che in caso di invalidita’ al 100% si paga la retta dovuta per le spese alberghiere mentre invece per quel che riguarda la parte della spesa sanitaria non c’entra la certificazione Isee?
        Non mi e’ molto chiaro…
        Grazie e cordiali saluti.
        Cristina

        • Gentile Signora Cristina, da quello che si evince dall’articolo dovrebbe essere come dice Lei. Tuttavia, a parte qualche sentenza in favore dell’invalido al 100%, la prassi che spesso adottano case di riposo e Comuni è quella di rivalersi sui congiunti del ricoverato. La cosa, come vede, è controversa. Così come ogni Regione da nord a sud dell’Italia adotta regole diverse in materia. E non solo, purtroppo. Quello che Le consiglio di fare è di rivolgersi all’assistente sociale del Suo comune di appartenenza, il quale potrà dare una corretta valutazione in merito alla questione da Lei posta.
          Cordiali saluti

  9. Cristina Legnani

    La ringrazio del consiglio.

  10. Buongiorno,
    io ho la mia madre in una casa di cura da due anni.
    asl paga una parte ,il comune una piccola parte ,la mia madre paga con la pesione di accompagnamento e io (figlia unica) pago il resto.
    Purtroppo sono disocupata ,non case di proprieta e non riesco piu a pagare.Sono indietro con i pagamenti.
    Non so piu come fare ,sono piena di debiti per pagare ,ma ora non riesco piu.
    Cosa dovrei fare ,secondo lei?
    Grazie mille
    Angelica

    • Gentile Signora Angelica, per come la vedo io, Lei dovrebbe essere esente dal pagamento della retta. Tuttavia quando si hanno dubbi o situazioni particolari come la Sua, io raccomando sempre di rivolgersi agli assistenti sociali del suo Comune di residenza. Le potranno dare tutte le indicazioni e l’aiuto di cui ha bisogno.
      Cordiali saluti

      • Buongiorno
        Mio padre ha 68 anni ,celibe ,1figlio(disoccupato),ed è ricoverato da 3 anni in RSA a causa di una paraplegia con varie gravi complicazioni. Essendo invalido e non abile al lavoro dall’ età di 50 anni, il suo reddito é composto dalla sola pensione di invalidità e accompagnamento ( 1100 euro mensili).
        La retta è pagata parte da mio padre ed in parte dal comune.
        Il problema è che essendo giovane,lucido di mente, ha delle esigenze economiche maggiori rispetto alle persone molto anziane.
        Chi è tenuto a sostenere qs spese se la quota stabilita dal comune non basta?
        Grazie

        • Gentile Erika, non mi è chiaro quali siano le maggiori esigenze economiche di Suo padre. Non credo tuttavia che il Comune possa fare di più una volta contribuito alle spese della retta.
          Cordiali saluti

      • Buonasera ,
        purtroppo ho fatto come mi ha indicato lei ,mi sono rivolta all ufficio assistenti sociali .
        Loro hanno detto che non possono fare niente . Mi hanno chiesto se ho case di proprietà oppure altre cose ,perche probabilmente la casa di cura mi farà un decreto di ingiunzione. Dovrei trovare un avvocato che si occupa di questo tipo di problemi?
        Grazie mille per la risposta

  11. Salve,
    vorrei sottoporle un caso particolare che riguarda mio padre disabile di 90 anni.

    Dal 2015 è ricoverato presso un RSA in provincia di Roma, proveniente dal comune di Milano.
    Nel medesimo anno ha spostato la residenza presso la stessa RSA.

    Il comune ha sempre pagato la compartecipazione alla retta fino al 2018.

    Per l’anno 2019 lo stesso comune sostiene, dopo aver posto una interrogazione alla Regione Lazio, che in caso di residenza presso la struttura rimane la competenza del contributo al Comune di residenza prima del primo ricovero, quindi il comune di Milano.

    Il Servizio Sociale Professionale Territoriale di Milano, da me interpellato, mi ha comunicato che non ritiene di sua competenza il contributo alla retta di mio padre.

    Considerato che mio padre ha in ISEE per strutture residenzali di circa 4500 euro e quindi ha il diritto al contributo, deve continuare a farsene carico il comune di residenza attuale?

    Grazie per l’attenzione

    • Gentile Signor Danilo, secondo il mio parere il contributo dovrebbe essere erogato dal Comune in cui il paziente risiede. Nel caso di suo padre, quindi, quello di Roma. Ma, come sono sempre solito aggiungere, le regole purtroppo sembra quasi che siano fatte per essere opinabili. Ecco perché consiglio sempre di rivolgersi ai Servizi Sociali del Comune di pertinenza, i quali hanno a disposizione, se dovesse servire, anche un servizio di assistenza legale.
      Cordiali saluti

  12. Buonasera ,
    purtroppo ho fatto come mi ha indicato lei ,mi sono rivolta all ufficio assistenti sociali .
    Loro hanno detto che non possono fare niente . Mi hanno chiesto se ho case di proprietà oppure altre cose ,perche probabilmente la casa di cura mi farà un decreto di ingiunzione. Dovrei trovare un avvocato che si occupa di questo tipo di problemi?
    Grazie mille per la risposta

  13. Mi scusi ,non volevo dire “purtroppo ho fatto come mi ha indicato lei ” vole dire che sono andata dai assistenti sociali e “purtroppo” -hanno detto che non possono fare niente.

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