Ricerca, “Troppi cervelli all’estero. Urgono investimenti”

“Non c’è governo, di nessun colore politico, che non debba avere fra le sue priorità un adeguato sostegno alla ricerca di base. La sfida dell’innovazione è una battaglia sulla quale tutti i Paesi occidentali dovrebbero scommettere e che l’Italia non può permettersi di perdere”. A lanciare un appello all’Esecutivo che verrà è Jean-Michel Cioni, scienziato francese di origini italiane, fra i cervelli vincitori degli “Starting Grant” 2019 assegnati oggi dall’European Research Council (Erc) dell’Ue. Il giovane, classe ’84, svilupperà il suo progetto sui meccanismi di sviluppo e di mantenimento dei neuroni all’Irccs ospedale San Raffaele di Milano, che lo festeggia come “new entry fra i group leader della Divisione di Neuroscienze”.
Cioni riflette sul fenomeno per cui, anno dopo anno, i ricercatori italiani premiati con borse Erc si trovino a sviluppare le proprie idee innovative perlopiù all’estero. Grazie a questi fondi, mentre in genere “il francese torna in Francia, il tedesco torna in Germania” e così via per tante altre nazionalità, spesso “l’italiano non torna in Italia. E’ uno spreco enorme”, ammonisce lo scienziato, convinto che “l’attrattività di un Paese passa dal finanziamento alla ricerca”.
“Sono in Italia da pochi mesi, da gennaio appena _ precisa Cioni, esperto di biologia molecolare applicata alle neuroscienze _ ma mi sembra di capire che qui il problema principale siano le risorse. Gli italiani sono formati molto bene e pur con pochi fondi riescono a fare grandi cose. Immaginiamoci allora cosa sarebbero in grado di fare se fossero sostenuti di più. Se il Governo italiano annunciasse un finanziamento alla ricerca di base, riporterebbe in patria tanti talenti e potrebbe richiamarne ancora di più dall’estero”.
Nel giorno dei test d’ingresso alle Facoltà di Medicina, il giovane ricercatore franco-italiano interviene anche sul dibattito sul numero chiuso. “Non è il mio campo ­_ puntualizza _ però relativamente alla carenza di camici bianchi in Italia, anche per effetto dell’andamento demografico, potrebbe essere una soluzione aumentare anche i finanziamenti di specializzazione” per agire sul cosiddetto “imbuto formativo”, perché “la sola abolizione del numero chiuso potrebbe impiegare troppo tempo prima di produrre effetti”. Tempo che l’Italia che invecchia non ha.
Jean-Michel, moglie italiana (“mi trovo qui anche per amore”, sorride), arriva a Milano dopo diverse esperienze internazionali e 5 anni di ricerca all’università di Cambridge (Gb), dove ha studiato il trasporto delle informazioni genetiche all’interno dei neuroni. E’ approdato a inizio 2019 al San Raffaele grazie al ‘Career Development Award’ della Fondazione Armenise Harvard. Ora, forte del nuovo finanziamento Erc, potrà avviare il suo laboratorio presso l’Irccs del gruppo San Donato sotto auspici ancora migliori.
“Rispetto alla dimensione delle proteine e delle molecole che la fanno funzionare _ spiega sintetizzando l’obiettivo dei suoi studi _ la cellula è enorme, come una grande città. Per questo è fondamentale capire come le molecole si fanno trovare al posto giusto e al momento giusto al suo interno”. Con i fondi ricevuti, Cioni spera di “gettare nuova luce sui meccanismi di trasporto e sintesi dentro le cellule, innanzitutto quelle nervose che sono particolarmente vaste e ramificate. I risultati _ conclude _ potrebbero avere ricadute nella comprensione di diverse patologie neurodegenerative”.
Dall’Unione europea arriva un’iniezione di fondi pari a 621 milioni di euro per sostenere i progetti di 408 giovani scienziati. L’European Research Council dell’Ue, nell’ambito del programma “Horizon 2020”, ha infatti assegnato gli “Starting Grant” 2019 che permetteranno ai premiati di creare un proprio gruppo di ricerca e sviluppare idee innovative in 24 Paesi.
Tra i vincitori, di 51 nazionalità, ci sono 37 italiani con una leggera prevalenza di uomini: è il terzo gruppo più numeroso dopo i tedeschi (72) e i francesi (38), anche se _ come mostrano le tabelle diffuse dall’Erc _ la maggior parte dei cervelli italiani porteranno avanti il proprio progetto all’estero. L’Italia figura comunque come Paese ospite di 18 progetti, e fra i nomi dei ricercatori che ci lavoreranno compaiono diversi scienziati stranieri.
Le strutture interessate sono 13 lungo la Penisola: l’Istituto italiano di tecnologia (sede di 4 progetti), l’ospedale San Raffaele di Milano (1), le università Cattolica (1), Bocconi di Milano (2), Federico II di Napoli (2), di Genova (1), Ferrara (1), Padova (1), Pavia (1) e Trento (1), il Politecnico di Milano (1) e quello di Torino (1), il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (1).
Quest’anno, su un totale di 3.106 progetti proposti, ha avuto successo il 13,1% e si stima che i fondi messi in campo contribuiranno a creare circa 2.500 posti di lavoro. L’Erc sottolinea come il ventaglio di nazionalità dei premiati 2019 sia “più grande che mai”, con alcuni vincitori provenienti da aree molto lontane come Taiwan o Cuba. “Saranno 20 i giovani scienziati che si trasferiranno in Europa da fuori Ue e Paesi associati”, evidenzia il Consiglio europeo della ricerca. Sul podio delle nazioni ospiti ci sono Germania (sede di 73 progetti), Regno Unito (64) e Paesi Bassi (53). I progetti che hanno ottenuto un “Grant” spaziano dal settore delle scienze fisiche/ingegneria (178), alle scienze della vita (115), a quelle sociali e umane (115).
“Per rispondere alle sfide più difficili della nostra epoca _ dichiara Carlos Moedas, commissario europeo per la Ricerca, la Scienza e l’Innovazione _ gli scienziati hanno bisogno di libertà e condizioni che consentano loro di seguire le proprie curiosità. Questo è ciò che l’Ue offre attraverso i grant dell’Erc: un’opportunità per ricercatori eccezionali di perseguire le idee più audaci”.
“La scienza abbatte i confini”, afferma il presidente dell’European Research Council, Jean-Pierre Bourguignon. “Con scienziati premiati appartenenti a 51 nazionalità _ commenta _ il risultato di quest’anno segna un record nelle competizioni Erc, e ci ricorda che si trovano talenti ovunque ed è essenziale che l’Unione europea continui ad attrarre e finanziare ricercatori eccezionali da tutto il mondo. E’ con grande orgoglio _ conclude _ che l’Erc contribuisce a questa sfida”.

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