Quoziente intellettivo in calo? No, solo più anziani

Le nuove tecnologie ci rendono più stupidi? E’ un’ipotesi già formulata per spiegare il declino del livello generale di quoziente intellettivo medio della popolazione umana che si registra a partire dal nuovo millennio. Ora questo trend, che continua e che ha preoccupato gli studiosi, potrebbe aver trovato una spiegazione più consolante grazie a un’equipe del King’s College di Londra, guidata dal neuropsicologo Robin Morris.
Per il professore la causa sarebbe l’invecchiamento della popolazione dovuto all’accresciuta attesa di vita. Negli ultimi decenni è molto aumentata la misurazione del QI degli ultrasessantenni, però le misure convenzionali dell’intelligenza dipendono in genere da aspetti di funzionamento della memoria: gli anziani non sono necessariamente meno intelligenti dei più giovani, ma con l’età tende a ridursi la capacità della cosiddetta “memoria di lavoro” (la working memory degli anglofoni) mentre regge bene la memoria a breve, quella attiva. Morris ha scomposto le parti del test di QI e ha evidenziato come si rileva un declino generalizzato della memoria di lavoro della popolazione, invece la parte del quoziente intellettivo che dipende dalla memoria attiva continua a crescere. Quindi il declino dell’intelligenza umana parrebbe andare a braccetto col fatto che viviamo meglio e più a lungo.
La discesa di 7-10 punti di QI al secolo emerso una decina d’anni fa sembrerebbe aver trovato una spiegazione più sensata rispetto alle fantasiose avanzate: ad esempio telefonini e videogiochi, pornografia, droghe leggere, la scuola in declino, l’analfabetismo di ritorno, il consumismo e la pubblicità, la carne e l’olio di palma… Tra l’altro la tendenza positiva sembra al contrario proseguire laddove la media nazionale del quoziente è ancora bassa, confermando l’effetto opposto che ci ha tenuto compagnia per qualche decennio, l’effetto Flynn, dal nome dello studioso che l’ha notato per primo: il miglioramento dell’intelligenza in tutti i paesi e tutte le culture, dovuto a migliore alimentazione, alla crescita della scolarizzazione e anche a una maggiore capacità di risolvere problemi logici e astratti, più frequenti nell’ambiente moderno. Fino alle soglie del nuovo millennio la crescita media è stata di circa tre punti ogni decennio, portando ad esempio gli Usa a un incremento superiore ai 13 punti di QI tra il 1938 e il 1984. L’intensità dell’aumento variava, ma il trend era ovunque positivo. Adesso no, ma è perché viviamo di più e meglio.

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