Oms: “Il vaiolo della scimmie circola da tempo”

Gli oltre mille casi accertati di vaiolo delle scimmie registrati nel mondo potrebbero essere solo “la punta dell’iceberg”, conseguenza del fatto che in realtà l’epidemia starebbe circolando già da mesi o forse anni, ma sotto traccia e senza essere rilevata dalle autorità sanitarie. A riferirlo sono stati l’Organizzazione mondiale della salute (Oms) e l’Istituto di genetica dell’University College of London.
A oggi sono ancora tante le domande senza risposta in merito al numero crescente di casi diagnosticati in 27 Paesi non endemici, anche se, come evidenziato dall’Oms, “il rischio mondiale attuale è moderato e non si può parlare di pandemia”. Per Francois Balloux, direttore dell’Istituto di genetica dell’University College of London, “per definizione un’epidemia ha sempre inizio prima che venga rilevata”, pertanto nel caso del vaiolo delle scimmie potrebbe essere antecedente di mesi, forse di anni, rispetto ai primissimi casi censiti a inizio maggio nel Regno Unito. “È molto probabile che altri Paesi identifichino casi e che ci sia una nuova propagazione del virus” ha prospettato l’Oms, precisando che i dati attuali sono probabilmente sottostimati in quanto le informazioni epidemiologiche disponibili sono ancora limitate.
Al di là delle notizie sui pazienti isolati, il numero di ricoveri è basso e finora il virus non ha fatto alcuna vittima nei Paesi non endemici, tra cui i più coinvolti sono Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Canada e Germania, manifestandosi anche in Nord America e in diverse nazioni del Medio Oriente. È invece diversa la situazione nei Paesi in cui è endemico.
In Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Repubblica democratica del Congo, Liberia e Nigeria, almeno 66 decessi sono stati segnalati tra gennaio e maggio 2022. In tutto da inizio anno in almeno 7 Paesi africani sono stati registrati più di 1.400 casi di vaiolo delle scimmie, di cui finora solo 44 sono stati confermati.
“L’Oms esorta i Paesi colpiti ad ampliare la loro sorveglianza e a diagnosticare i casi nelle loro comunità nel senso ampio del termine” ha detto il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus, ricordando che “chiunque può essere contagiato in caso di contatto ravvicinato con un malato, anche se finora la maggior parte sono uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini”. Per l’OMS è essenziale che il continente africano abbia pari accesso a vaccini efficaci contro il vaiolo delle scimmie. “Dobbiamo garantire che le dosi raggiungano tutte le comunità bisognose a livello globale.
“Mentre alcune parti del continente potrebbero aver sviluppato una certa immunità alla malattia, alcune popolazioni sono particolarmente vulnerabili, come gli operatori sanitari e i contatti dei casi” ha dichiarato Matshidiso Moeti, direttrice regionale per l’Africa. La priorità è che l’Africa non debba subire nuovamente l’accesso iniquo ai vaccini sperimentato di recente durante la pandemia di Covid-19. “Dobbiamo evitare di avere due risposte diverse al vaiolo delle scimmie: una per i Paesi occidentali che non subiscono trasmissioni significative e un’altra per l’Africa” ha insistito la dirigente Oms.
Dall’eradicazione globale del vaiolo nel 1979, il vaiolo delle scimmie è diventato l’infezione da orthopoxvirus più comune negli esseri umani. La vaccinazione contro il vaiolo ha dimostrato di essere protettiva anche contro quello delle scimmie. Un nuovo vaccino contro il vaiolo e il vaiolo delle scimmie è già stato approvato, ma non è ancora ampiamente disponibile.
Il vaiolo delle scimmie è stato rilevato per la prima volta negli esseri umani nel 1970 nel continente africano e da allora la maggior parte dei pochi casi è stata segnalata sporadicamente nelle aree rurali e nelle foreste tropicali. Nel 2017, c’è stato un picco improvviso, con oltre 2.800 casi in 5 Paesi. Questo focolaio è continuato, raggiungendo un picco nel 2020 con oltre 6.300 casi: la Repubblica Democratica del Congo ha concentrato il 95% del numero totale dei casi segnalati. Lo scorso anno il bilancio è sceso a circa 3.200. Le ragioni di questi picchi non sono completamente note, ma potrebbero essere dovute alla deforestazione e all’invasione umana degli habitat degli animali ospiti del vaiolo delle scimmie.
Fonte: AGI