Lo studio. “L’Intelligenza Artificiale predice l’Alzheimer”

È possibile prevedere chi svilupperà il morbo di Alzheimer con anni di anticipo? Per i ricercatori IBM la risposta è “sì”. Secondo un nuovo studio, infatti, segni premonitori della malattia neurodegenerativa sarebbero riscontrabili attraverso l’osservazione di semplici test di scrittura, avvalendosi del supporto fornito dall’Intelligenza Artificiale.
La ricerca, i cui risultati sono illustrati dal New York Times, parte dal presupposto che le persone affette da un’ampia varietà di patologie neurologiche presentano schemi linguistici distintivi, che potrebbero essere segnali della malattia con anni di anticipo. Gli scienziati hanno perciò addestrato l’Intelligenza Artificiale a raccogliere indizi sui cambiamenti nel linguaggio prima dell’insorgere delle malattie neurologiche.
Lo studio _ denominato Framingham Heart Study _ è stato condotto su un gruppo di 80 persone di 80 anni, sia uomini che donne. Al gruppo è stato chiesto di descrivere una scena attraverso un test di scrittura prima della comparsa della malattia.
Esaminando l’uso delle parole dei soggetti con un programma di IA sono state individuate sottili differenze nel linguaggio: è emerso che una parte delle persone sottoposte al test tendeva ad essere più ripetitivo, commetteva errori di ortografia e utilizzava un linguaggio più telegrafico (con strutture grammaticali semplici e carenti di soggetto e di parole come “il”, “è”, “sono”). I membri del gruppo in questione si sono poi rivelati essere coloro che avrebbero sviluppato il morbo negli anni successivi. Secondo i risultati pubblicati recentemente sulla rivista The Lancet EClinicalMedicine, il programma di Intelligenza Artificiale si è dimostrato in grado di prevedere gli esiti con una precisione del 75%.
Negli anni, la ricerca scientifica si è spesso concentrata sull’analisi dei cambiamenti del linguaggio e della voce nelle persone affette da malattie neurodegenerative. Secondo il dottor Michael Weiner, che studia il Morbo di Alzheimer presso l’Università della California di San Francisco, lo studio condotto agli esperti IBM apre nuovi orizzonti.
“Questo è il primo rapporto che prende in esame persone che non mostrano problemi, prevedendo con una certa precisione che ne avrebbero sviluppati anni dopo”, ha detto lo scienziato. Gli esperti sperano che la ricerca apra nuove prospettive nello studio e nella diagnosi precoce anche di altre malattie neurodegenerative.