Le città del futuro? Nei fondali marini

Trovare un altro pianeta abitabile o adattarci a questo? Per ovviare ai possibili futuri disastri geologici c’è chi suggerisce di viaggiare attraverso galassie sconosciute alla ricerca di una nuova Terra, come in Interstellar, e chi invece ha rivolto lo sguardo verso il basso, anzi verso le profondità del globo, immergendosi tra gli abissi oceanici. La Shimizu Corporation, azienda con sede in Giappone ma attiva su tutto il pianeta con progetti di edilizia e urbanistica, ha presentato la propria versione del mondo nel 2030: le città saranno sottomarine.
Ocean Spirals è l’idea secondo cui gli esseri umani andranno a popolare delle immense strutture a forma di spirale che si inabissano negli oceani per centinaia di metri, all’interno delle quali continueranno a svolgere le loro attività quotidiane mentre le terre emerse non saranno che lande desertiche vittime di terremoti, alluvioni, frane, inquinamento e chi più ne ha più ne metta. Lo scenario è fantascientifico, ma il progetto non del tutto: le Ocean Spirals sono state pensate per essere potenzialmente pronte in meno di vent’anni, e per ospitare ognuna 5000 persone. Sulla superficie del mare una grandissima cupola galleggiante farà da ‘tetto’, una serra sferica trasparente e a tenuta stagna che all’occorrenza può ritrarsi sotto acqua con il resto del suo corpo, che è sviluppato a forma di spirale. Questa spirale scende nelle profondità oceaniche per una quindicina di chilometri, e alla sua base una sorta di “fattoria” coltiverà microrganismi che produrranno metano. A diverse profondità altre sfere a tenuta stagna ospiteranno abitazioni, uffici, negozi e residenze varie. I fondali marini a loro volta verranno utilizzati come miniere per estrapolare minerali preziosi e metalli. Attraverso generatori si sopperirà alle differenze climatiche e di luce che si avranno ai livelli più bassi, e si utilizzerà il più possibile l’energia delle correnti marine e della pressione oceanica.
E come avverrà la realizzazione delle spirali? Gigantesche stampanti 3D produrranno su scala industriale le parti che andranno a comporre le Ocean Spirals. Il costo totale dell’operazione è di circa 25 milioni di dollari a spirale, ma, afferma l’azienda, il costo si potrebbe abbassare notevolmente una volta realizzato il prototipo, che avrebbe bisogno circa di 5 anni per vedere la luce. Un progetto visionario e bizzarro, che però mette in evidenza da un lato la necessità di pensare al futuro della Terra, dall’altro sfida il tradizionalismo e la concezione comune di sviluppo metropolitano. Shimizu Corporation non è nuova a progetti futuristici che l’azienda chiama i loro “Dreams”, sogni in cui la civiltà delle prossime generazioni si  evolverà su isole galleggianti, hotel nello spazio, stazioni lunari abitabili.