L’ammontare del ticket sanitario in base al reddito

Ticket sanitari, si cambia. Governo al lavoro per collegare i pagamenti dovuti dagli italiani alla consistenza del loro reddito. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza (nella foto), specificando che la riforma, da inserire in legge di Bilancio attraverso un disegno di legge, sarà ispirata ad un criterio di progressività. “Oggi non conta se sei miliardario o in difficoltà economica”, ha detto Speranza, ricordando che “al di là delle soglie di esenzione, si paga sempre la stessa cosa. Io credo che su questo ha aggiunto si possa intervenire con un principio molto semplice: chi ha di più deve pagare di più e chi ha di meno deve pagare di meno. Quello che ci guiderà _ ha sottolineato il ministro _ è e resta l’articolo 32 della Costituzione, che dice che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività”.
Saranno quindi le condizioni economiche reddituali di ciascun individuo a determinare il costo dei ticket, con l’obiettivo di rendere il sistema più omogeneo ed equo. In pratica, si legge su una bozza del ddl in gestazione, il costo ticket sanitari sarà stabilito in base al costo delle prestazioni e del “reddito familiare equivalente”, vale a dire del reddito prodotto dal “nucleo familiare fiscale rapportato alla numerosità del nucleo familiare”. E questo anche stabilendo un importo come limite massimo annuale di spesa per i ticket, al raggiungimento del quale cesserà l’obbligo dell’assistito di versare il contributo e partecipare al finanziamento del sistema sanitario. Occorre sottolineare che in Italia c’è una vera e propria giungla dei ticket: infatti, riguardano sia le prestazioni su cui vengono applicati (farmaci, prestazioni specialistiche e visite di pronto soccorso) sia gli importi che i cittadini devono corrispondere.
La compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini nel 2018 sfiora i 3 miliardi di euro: le Regioni hanno cioè incassato per i ticket 2 miliardi e 968 milioni (49,1 euro pro-capite), di cui un miliardo e 608 milioni (26,6 euro pro-capite) relativi ai farmaci e un miliardo e 359 milioni (22,5 euro pro-capite) per le prestazioni ambulatoriali, incluse quelle di Pronto soccorso.
Nei piani del governo figura anche il superamento del superticket, che lo stesso ministro Speranza definisce “un balzello di 10 euro che non consente a troppi cittadini di accedere al Ssn. Abbiamo scritto per la prima volta nel Def che è sbagliato e che va superato”, ha ricordato il ministro. Il superticket, la maggiorazione di 10 euro sul ticket per le prestazioni diagnostiche e di specialistica ambulatoriale è stata introdotta dal governo Berlusconi del 2011 e ogni Regione ha avuto la libertà di gestirlo in maniera autonoma. Attualmente solo 9 Regioni lo hanno applicano integralmente, altre in forma ridotta (3 euro al posto di 10).
L’abolizione del superticket comporterebbe un buco di bilancio di 800 milioni che, spiegano fonti alle prese con il dossier, sarebbero coperti per 180 milioni da risorse già stanziate nella scorsa manovra e per il resto dalle maggiori entrate provenienti dall’abolizione della deduzione forfettaria dei canoni di locazione. Quanto al Fondo sanitario nazionale per il 2020, il ministro Speranza ha garantito che ci saranno 2 miliardi in più rispetto al 2019. Mentre, tra gli obiettivi, c’è quello di irrobustire gli organici della Sanità.
“Ci siederemo subito con le Regioni per provare a sottoscrivere nel più breve tempo possibile il nuovo Patto per la salute, in cui affronteremo la questione del personale ma anche le liste di attesa e l’assistenza sul territorio”, ha promesso Speranza, riconoscendo che “c’è bisogno di più medici, più infermieri e personale sanitario in tutte le strutture del nostro territorio”.

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