La regola per superare una bici in auto

Per sorpassare una bici bisogna tenersi ad almeno un metro e mezzo di distanza laterale. E’ la proposta di legge, appena arrivata al Senato, che andrebbe a riformare il codice della strada. Tenuto conto del numero degli incidenti e delle vittime (249 ciclisti morti e 16 mila feriti solo nel 2015) si pensa a una maggiore tutela per chi va a pedali.
Il testo recita: “È vietato il sorpasso di un velocipede a una distanza laterale minima inferiore a un metro e mezzo”. L’obiettivo della norma è superare le bici come oggi si superano le macchine, aspettando che non venga nessuno dall’altra parte per poi mettere la freccia e allargarsi. Divieto di sorpasso “al pelo”, sia in città che fuori città. Perché passare troppo vicini può far perdere l’equilibrio a chi pedala. E perché “fare il pelo” non mette in conto quelle piccole deviazioni che il ciclista può fare all’improvviso, magari per evitare una buca o un tombino che lui vede e l’automobilista no. Oggi il codice della strada si limite a dire che in fase di sorpasso bisogna tenere una “adeguata distanza laterale”. Concetto vago che si presta a interpretazioni variabili.
Con quel “metro e mezzo di civiltà” _ come lo chiama la Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta _ non ci sarebbero più dubbi interpretativi: il sorpasso al pelo verrebbe punito con la multa fino a 300 euro e il taglio di cinque punti della patente. E’ una proposta di buon senso oppure un atto di estremismo a due ruote? E, soprattutto, sarebbe realistica nelle nostre città congestionate e dalle strade strette, dove spesso le macchine non si fermano neanche davanti alle strisce pedonali? Tuttavia, l’obbligo di mantenere una distanza di un metro e mezzo non sarebbe una novità mondiale. Cartelli del genere si trovano già adesso in molte strade europee e degli Stati Uniti. Un esempio c’è anche in Italia, a Livigno. La proposta porta la firma di Michelino Davico, ex senatore della Lega e amante del ciclismo, che ha unito le due passioni organizzando il Giro di Padania. “In Italia _ spiega _ pedala il 6% della popolazione nazionale, due punti meno della media europea”. Secondo Davico, alle due ruote si rinuncia “perché mancano le piste ciclabili e le nostre strade sono poco sicure”. Affermazioni condivisibili. La bicicletta è sempre più diffusa, come mezzo di trasporto economico, anti traffico e salutare. Forse la legge resterà solo un miraggio, o non verrà approvata in tempi brevi. Sarebbe bene, però, che gli automobilisti facessero sempre un po’ più di attenzione quando si accingono a superare una bicicletta. I quali però replicano: “Si cominci a multare anche quei ciclisti che usano la strada “normale” in presenza di piste ciclabili”. Come dargli torto?