La povertà accorcia la vita

L’indigenza accorcia la vita di due anni. Ad affermarlo uno studio finanziato dalla Commissione Europa pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet. Secondo la ricerca avere un basso status socio-economico può accorciare la vita al pari di una malattia grave o derivante da scorretti stili di vita quali la sedentarietà e il fumo. Se poi si è dediti all’alcol, la vita si riduce di un ulteriore anno.
“Ci siamo sorpresi quando abbiamo scoperto che vivere in condizioni sociali ed economiche povere può costare caro quanto altri potenti fattori di rischio come il fumo, l’obesità e l’ipertensione _ commenta Silvia Stringhini, ricercatrice all’University Hospital di Losanna, in Svizzera, e coordinatrice dello studio _. Queste circostanze possono essere modificate con interventi politici e sociali mirati, per questo dovrebbero essere incluse fra i fattori di rischio su cui si concentrano le strategie globali di salute pubblica”.
Lo studio, condotto da Lifepath, è il primo a confrontare l’aspettativa di vita fra persone appartenenti a diverse categorie socio-economiche, correlando queste differenze con quelle dovute a sei noti fattori di rischio per la salute. I ricercatori hanno raccolto e analizzato dati da 48 coorti indipendenti di Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia, per un totale di più di 1,7 milioni di partecipanti, seguiti per una media di tredici anni.
“E’ noto che educazione, reddito e lavoro possono influire sulla salute, ma pochi studi avevano cercato di valutare quale fosse il peso effettivo di questi fattori. Per questo abbiamo deciso di confrontare l’impatto dello status socioeconomico sulla salute mettendolo a confronto con quello di sei fra i principali fattori di rischio”, spiega Mika Kivimaki, professore all’University College London e co-autore dello studio.
Un basso livello socioeconomico, secondo l’équipe, può quindi essere un efficace indicatore di un calo nell’aspettativa di vita. “Lo status socioeconomico è importante perché include l’esposizione a diverse circostanze e comportamenti potenzialmente dannosi, che non si limitano ai classici fattori di rischio come fumo e obesità, su cui si concentrano le politiche sanitarie”, conclude Paolo Vineis, professore all’Imperial College London e coordinatore di Lifepath. L’obiettivo è “fornire accurate prove scientifiche a istituzioni sanitare e decisori politici, che a loro volta potranno migliorare l’efficacia delle loro strategie di intervento sulla salute pubblica”.