Italiani sempre più vecchi. E dimenticati

Siamo i più vecchi d’Europa, lo dice l’Istat. Il 22,4% della popolazione ha più di 65 anni ed il 6,8% ne ha più di 80. 
Nel 2050 gli anziani in Italia saranno ben 21,8 milioni, ovvero il 34,3% della popolazione, secondi al mondo solo al Giappone. Un abitante su 3 sarà insomma anziano, bisognoso di cure e assistenza. Il cui fabbisogno è destinato a crescere in maniera esponenziale come i costi, mentre le risorse destinate a questi servizi sono sempre meno. La conferma è arrivata quasi in contemporanea alla diffusione dei nuovi indicatori demografici quando si è scoperto che per rispettare i vincoli della spending review governo e Regioni si sono accordate per assestare un nuovo taglio, l’ennesimo, sia al fondo per l’autosufficienza (che perde 50 milioni di euro), sia a quello per le politiche sociali, a cui ne vengono tolti addirittura più di 211. Inevitabili, ovviamente, le proteste di tutte le associazioni che si occupano di disabili e del Forum del Terzo settore. La situazione italiana è infatti di vera emergenza.
Intanto le famiglie si indebitano per pagare le badanti. Che non bastano a coprire il problema. Già oggi sono circa 3 milioni gli anziani afflitti da limitazioni funzionali ed appena 278 mila sono quelli assistiti in strutture apposite, tutti gli altri (circa 2,5 milioni di persone) sono a carico delle famiglie. Che per assistere circa 1,5 milioni di anziani non autosufficienti spendono ogni anno i due terzi dei 9,4 miliardi di euro che si stima vengano impiegati ogni anno in Italia per retribuire le badanti: 6 miliardi di euro in tutto, in media 920 euro al mese per lo più pagati in nero. Nel 2013 secondo l’Istat erano circa 1,5 milioni gli anziani (il 58,7% del totale delle persone anziane che soffrono di una qualche limitazione funzionale) che beneficiavano dell’indennità di accompagnamento per un ammontare complessivo che supera i 10 miliardi. Ma il conto totale è ben più alto: secondo la Ragioneria Generale dello Stato nel 2015 per l’assistenza di lunga durata sono stati infatti spesi 28-29 miliardi di euro, ovvero l’1,9% del Pil, mentre nel 2060 si stima che si toccherà il 3,2%. 
Per contro, diminuiscono gli anziani presi in carico nei servizi (-9,1% tra il 2009 e il 2013) e calano quelli che beneficiano dell’indennità di accompagnamento, scende la spesa per servizi sociali per anziani degli enti locali (-7,9% tra il 2009 ed il 2013), mentre il Fondo nazionale per le politiche sociali per effetto dei tagli continui l’anno passato è arrivato a disporre del 78% di risorse in meno rispetto al 2009. E come se non bastasse adesso viene tagliato di nuovo.  Il risultato di questa situazione è che la famiglie sono sempre più sole e sempre più in difficoltà. Non sorprende _ rileva sempre l’Auser (l’associazione di volontariato e promozione sociale per gli anziani) _ che secondo il Censis ci siano oltre 561 mila famiglie che hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o vendere l’abitazione (anche in nuda proprietà) o indebitarsi. Oggi, secondo una indagine del Movimento difesa del cittadino, un italiano su 3 è preoccupato di non riuscire a far fronte ai costi dell’assistenza ed il 41% teme di non avere i mezzi sufficienti per affrontare la disabilità.
Le soluzioni non sono così a portata di mano. Tuttavia il presidente nazionale dell’Auser, Vincenzo Costa, rileva che “occorre innanzitutto prevedere fondi adeguati e poi bisogna ripensare alla domiciliarità, potenziando i servizi di assistenza e varando un piano di adeguamento del patrimonio immobiliare degli anziani, per fare in modo che possano restare a casa loro il più a lungo possibile. E poi serve un piano per l’invecchiamento attivo per intervenire sul lato della prevenzione: con altre associazioni avevamo presentato da tempo una proposta di legge, ma le audizioni alla Camera sono iniziate solo da poco. Di crisi in crisi, di cambio in cambio _  conclude Costa _ la politica rimanda sempre”.

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