Eni sperimenta l’energia del futuro

La ricerca di fonti energetiche è all’origine della civiltà. Oggi, una rivoluzionaria tecnologia promette di dare una svolta all’intero settore. Si tratta della fusione magnetica.
I patti internazionali che hanno preso forma negli ultimi cinquant’anni sono stati importanti per definire un orizzonte comune per il contrasto al cambiamento climatico e spingere all’adozione di fonti energetiche alternative. L’European green deal del 2020 sancisce la necessità di raggiungere entro il 2050 la neutralità climatica (o neutralità carbonica), in linea con l’Accordo di Parigi. Una sfida che esige energie più efficienti e rinnovabili, tutela ambientale, ed obiettivi di transizione energetica equa già entro il 2030. Fondamentali innovazione e ricerca, come chiave dello sviluppo sostenibile.
La fusione magnetica
Proprio ciò che è servito per raggiungere un traguardo fondamentale capace di rappresentare una svolta: Cfs (Commonwealth Fusion Systems), società di cui Eni è azionista di maggioranza, ha condotto con successo negli Stati Uniti il primo test al mondo di un magnete con tecnologia superconduttiva Hts (High Temperature Superconductors) che deve contenere e gestire la fusione magnetica. È la “fusione a confinamento magnetico”. Riproduce i princìpi tramite i quali il Sole genera la propria energia. Con quali risultati? La conquista di una fonte energetica sicura, sostenibile e inesauribile, in enorme quantità e praticamente a zero emissioni. Una risposta alla domanda del percorso di decarbonizzazione. Di più: un autentico cambio di paradigma nella generazione di energia, del progresso e della qualità della vita.
La tecnologia per l’energia pulita del futuro
Lo sviluppo di tecnologie innovative è “uno dei pilastri su cui poggia la strategia di Eni”, ha ricordato Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’azienda che sta investendo anche in altri processi tecnologici (come il sistema Iswec, dove l’energia è legata al moto ondoso, o il Solare a concentrazione). Impegnata da tempo nella ricerca che ritiene il “game changer” del panorama energetico mondiale, Eni nel 2018 ha intravisto un’opportunità in Cfs, società spin-out del Mit di Boston, per sviluppare il primo impianto che produrrà energia grazie alla fusione. Una tecnologia mai sperimentata e applicata a livello industriale finora, che, sulla base dei risultati del test, permette a Cfs di confermare la propria “roadmap”: costruzione entro il 2025 del primo impianto sperimentale a produzione netta di energia denominato Sparc e, successivamente, messa a punto della prima centrale elettrica dimostrativa, Arc, potenzialmente disponibile nel prossimo decennio.
Come funziona la fusione magnetica
In cosa consiste la fusione magnetica? È un processo opposto rispetto alla fissione nucleare, ovvero alla forma di energia atomica diffusa oggi nel mondo in centinaia di centrali. Nella fissione, gli atomi del combustibile (uranio e plutonio) vengono spezzati, generando calore che scalda l’acqua e aziona turbine a vapore che producono energia tramite alternatori. Inconvenienti: scorie radioattive e rischio di incidenti. Nella fusione invece, isotopi dell’idrogeno come trizio e deuterio vengono riscaldati fino a 100 milioni di gradi, e raggiungono uno stato del plasma nel quale possono fondersi in un nucleo di elio, rilasciando una grandissima quantità di energia, superiore a quella della fissione. L’energia prodotta dal processo di fusione è sicura, virtualmente infinita, e a zero emissioni di CO2. Basti pensare che un grammo di combustibile per la fusione contiene l’energia equivalente a quella di oltre 60 barili di petrolio, senza che questo comporti il rilascio di gas serra.
Un risultato, insomma, entusiasmante e impensabile fino a poco tempo fa. Le prestazioni del supermagnete, unico nel suo genere, tracciano una strada ben precisa. Percorrerla vorrà dire puntare verso un futuro sostenibile: l’energia pulita su larga scala è sempre più vicina.