Cancro alla prostata, addio alla chemioterapia?

L’assunzione di soli farmaci per via orale potrebbe rivoluzionare la cura del cancro alla prostata.
La combinazione di due terapie già esistenti per il cancro alla prostata, antiandrogeni e abiraterone, potrebbe prolungare di quasi il 40% la sopravvivenza degli uomini con un tumore prostatico avanzato e ad alto rischio. Lo rivelano i risultati di uno dei più grandi trial clinici per il cancro alla prostata presentati a Chicago al congresso annuale dell’Associazione Americana di Oncologia Clinica (ASCO).
I dati del trial, denominato Latitude sono stati pubblicati in contemporanea sul New England Journal of Medicine. Ne sentiremo ancora  parlare molto di questo studio, un vero “game changer”. I nuovi risultati potrebbero infatti cambiare il modo con cui i medici approcciano il trattamento del cancro alla prostata.
“Questi sono i risultati più impressionanti che ho visto in uno studio sul cancro alla prostata”, ha affermato Nicholas James, autore principale dell’abstratct presentato all’ASCO. “E’ una una sensazione che si prova una volta nel corso di una intera carriera. Questa è una delle riduzioni più significative della mortalità che ho visto in una qualsiasi sperimentazione clinica per i tumori adulti “.
Storicamente, la terapia di deprivazione androgenica (ADT) è stata lo standard di cura per i pazienti con carcinoma prostatico metastatico. L’ADT è spesso molto efficace nel ridurre o rallentare la crescita del cancro alla prostata che si è diffuso, ma di solito diventa meno efficace nel corso del tempo.
I ricercatori hanno combinato la terapia ormonale standard con abiraterone, che attualmente viene utilizzato solo per i pazienti affetti da tumore alla prostata la cui malattia abbia smesso di rispondere alla terapia ormonale standard. La ricerca è stata condotta come parte del trial di Stampede, un ampio studio randomizzato condotto nel Regno Unito e in Svizzera.
I risultati dello studio hanno indicato che abiraterone acetato più prednisone, in combinazione con ADT, ha ridotto il rischio di morte del 38%.
“Abiraterone non solo ha prolungato la vita, ma ha anche ridotto del 70% la possibilità di ricaduta il rischio di gravi complicazioni ossee si è abbassato del 50%” _ ha dichiarato James _.  Sulla base della grandezza del beneficio clinico, crediamo che la cura inziale per i pazienti con diagnosi di cancro alla prostata avanzata dovrebbe cambiare”.
Lo studio ha esaminato un gruppo di 1.200 uomini. I pazienti che hanno ricevuto entrambi abiraterone e la terapia ormonale normale erano significativamente meno probabilità di morire, rispetto ai pazienti che hanno ricevuto solo terapia ormonale.
Comparativamente, l’83% degli uomini assegnati a terapia abiraterone sopravvisse rispetto al 76% degli uomini sulla terapia ormonale standard. I ricercatori hanno anche scoperto che i pazienti che hanno ricevuto entrambi i farmaci presentavano effetti collaterali leggermente più forti, in particolare problemi cardiovascolari e epatici.
I vantaggi potenziali di somministrare abiraterone assieme alla terapia antiandrogena sono impressionanti e lavoreremo con tutti gli organi competenti per assicurare che questo trattamento diventi un’opzione disponibile attraverso il NHS”, ha dichiarato Iain Frame, direttore di ricerca presso l’associaizone di pazienti Prostate Cancer UK.
Ma cosa dicono gli oncologi italiani? “Inizialmente, un paziente che arrivava con diagnosi sincrona di metastasi e carcinoma prostatico seguiva il percorso standard: l’ormono terapia (ovvero il blocco androgenico totale), per poi passare alle nuove terapie (chemioterapici o nuove terapie ormonali) in caso diventasse resistente” ha spiegato Giuseppe Procopio, Responsabile S.S. Oncologia medica genitourinaria della Fondazione IRCSS Istituto Nazionale dei Tumori. “Nel 2015, a seguito della pubblicazione di nuovi studi, nei pazienti con la forma di malattia più aggressiva lo standard è cambiato: la chemioterapia è diventata la prima linea di trattamento insieme all’ormono terapia standard, ciò ha permesso un allungamento della sopravvivenza che prima non eravamo in grado di ottenere per questi pazienti. Fino a oggi quindi, lo standard di riferimento è stato l’ormono terapia in combinazione con la chemioterapia come prima linea per i pazienti con malattia estesa (o ad alto volume)” ha continuato Procopio. “Lo studio Latitude ha riguardato specificatamente una popolazione di pazienti con la forma di malattia più aggressiva, in termini di biologia e volume delle metastasi. Per la prima volta è stata valutata l’efficacia di un approccio che avesse, nonostante l’avanzamento della malattia di questi pazienti, non la chemioterapia come prima opzione, bensì la combinazione di abiraterone e terapia ormonale. Ovvero una terapia orale, somministrabile a domicilio, con evidenti vantaggi per il paziente in termini di qualità di vita, di impatto sulla quotidianità e non ultima di tollerabilità. Possiamo dire _ ha commentato Procopio _ che il risultato, trattandosi di un trattamento semplice per il paziente più difficile, apre nuovi orizzonti, non solo per l’efficacia osservata ma anche per la qualità di vita che può offrire”.
Oltre ad aver raggiunto un miglioramento significativo sia in termini di sopravvivenza generale che tempo libero da progressione da malattia, lo studio Latitude ha raggiunto anche gli endpoint secondari in termini di: peggioramento del dolore, tempi di inizio della successiva linea di terapia per il trattamento del tumore alla prostata e per l’inizio della chemioterapia, progressione del PSA, successivo evento scheletrico.
“I risultati dello studio Latitude dimostrano un’importante riduzione di rischio di morte in pazienti trattati con aggiunta di abiraterone rispetto alla terapia ormonale standard. Si tratta di una quota minoritaria, nei paesi occidentali, ma estremamente aggressiva. La disponibilità di questi dati offrirà la possibilità di selezionare il trattamento più appropriato per diverse tipologia di pazienti, andando ad aggiungere un importante tassello al decision making dei pazienti che si presentano alla diagnosi con carcinoma prostatico avanzato” ha detto Sergio Bracarda, Direttore del dipartimento oncologico dell’Azienda USL Toscana sud est, Ospedale di Arezzo.
“La tipologia di pazienti da trattare con chemioterapia o abiraterone acetato è estremamente diversa tra i due studi e dovrà essere accuratamente valutata. Accanto all’efficacia dei due trattamenti (abiraterone e chemioterapia) dovremo valutare la diversa tollerabilità e le caratteristiche dei pazienti che si presenteranno all’attenzione del clinico. Un problema in più ma sicuramente positivo, dato che aggiunge un trattamento ulteriore efficace a quello attualmente disponibile. A questi dati vanno aggiunti quelli dello studio Stampede, presentato durante ASCO, che dimostra anch’esso un’efficacia di abiraterone rispetto alla sola terapia ormonale standard, con uno scenario terapeutico complessivo di 5 studi per il  trattamento dei pazienti ormono sensibili metastatici alla diagnosi” ha concluso Bracarda.