Aiutare un disabile ti può costare una multa

canova

“Quattro euro o non esci”. In sintesi, la disavventura di un tassista presso il park aeroportuale di Treviso. Tutto perché ha voluto fare una gentilezza a una persona, quello che i più, magari, non avrebbero fatto. Solamente perché ha voluto lasciare al sicuro il suo cliente disabile in aeroporto, costringendolo ad impiegare cinque minuti in più del suo tempo. Risultato? Conto da pagare, conseguente battibecco con l’addetta al parcheggio del Canova, fuga dall’area park con relativa multa, che però lui non ha intenzione di pagare. E a ragione, perché anche la  burocrazia deve sottostare al buon senso.
La cronaca del fatto: il conducente del taxi, con a bordo un cliente fatto salire a Padova (anziano, disabile, in sedia a rotelle e accompagnato dalla moglie), si dirige all’aeroporto Canova di Treviso. I due anziani coniugi devono partire dall’aeroporto dopo pranzo e per questo hanno chiamato un taxi verso mezzogiorno e mezzo. Il tassista va a prelevarli a casa, carica le valigie nell’auto, si assicura che la moglie dell’uomo si accomodi senza problemi, poi prende in braccio il marito, incapace di deambulare, lo fa salire sull’auto e piega la carrozzina riponendola nel portabagagli. Arrivati a Treviso il tassista sa di dover effettuare l’operazione inversa. Non sapendo che al Canova è stata modificata la viabilità (impedendo di accedere direttamente alla corsia davanti alla porta d’ingresso della hall) si ferma alla sbarra e al citofono avverte di avere un cliente disabile da far scendere. Niente da fare, il conducente viene reindirizzato al park della sosta breve. Per chi non lo sapesse, la sosta breve dura 5 minuti, dopodiché scatta la tariffa minima di quattro euro. Il tassista cerca di fare più in fretta che può: scarica i bagagli e fa scendere a spalle l’anziano disabile. Poi, vedendo che la coppia non ha modo di raggiungere lo scalo da sola, in quanto la moglie deve trasportare anche i bagagli e non può spingere la carrozzina, si offre di spingere il disabile fino all’ingresso. Il conducente, il signor Cesare Kohlschitter, intenzionato a lasciare il park in fretta, lascia pure il motore del taxi acceso. Una volta risalito si dirige all’uscita ma, dopo aver infilato il biglietto nella colonnina, la sbarra non si alza. L’operatrice al citofono gli spiega che deve pagare quattro euro perché la sosta si è protratta oltre i cinque minuti. Il signor Kohlschitter spiega che ha dovuto accompagnare un disabile in carrozzina, ma la risposta è che deve assolutamente pagare altrimenti non può uscire dal parcheggio. A questo punto con una accelerata guadagna ugualmente la libertà approfittando dell’uscita di un’altra auto che ha fatto alzare la sbarra.
Intervistato, il tassista dice: “Mi hanno ripreso le telecamere? Non mi interessa”. E ancora: “Se mi arriva la multa a casa, sappiano che non la pagherò, piuttosto vado in tribunale”. Per quel che ci riguarda il signor Kohlschitter ha tutta la nostra solidarietà. C’è veramente da chiedersi dove sia finito il buon senso. Oppure dov’è sia finita la carità cristiana, come direbbero le nostre nonne. Meglio ancora: a quando un’area appositamente pensata per le persone con disabilità che non possono muoversi alla velocità dei normodotati? Il grado di civiltà di un Paese si misura anche da queste cose.